L'universo (che altri chiamano la Rete) si compone di un numero indefinito, e forse infinito, di connessioni esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i router superiori e inferiori, interminabilmente. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è invariabile. Venticinque vasti rack, in numero di cinque per lato, coprono tutti i lati meno uno; la loro altezza, che è quella stessa di ciascun piano, non supera di molto quella di un armadio normale. Il lato libero dà su un angusto corridoio che porta a un'altra galleria, identica alla prima e a tutte. A destra e a sinistra del corridoio vi sono due gabinetti minuscoli. Uno permette di dormire in piedi; l'altro di soddisfare le necessità fecali. Di qui passa la scala spirale, che si inabissa e s'innalza nel remoto. Nel corridoio c'è uno specchio, che fedelmente duplica le apparenze. Gli uomini sogliono inferire da questo specchio che la Rete non è infinita (se realmente fosse tale, perché questa duplicazione illusoria) io preferisco sognare che queste superfici argentate figurino e promettano l'infinito.
Liberamente tratto da "La Biblioteca di Babele" di Jorge Luis Borges